Quando parliamo di invecchiamento cutaneo, parliamo inevitabilmente di collagene.
Con il passare degli anni ne produciamo meno e la pelle gradualmente perde compattezza, elasticità e densità. Ma non si tratta solo di rughe: il viso cambia a diversi livelli, dalla superficie cutanea fino ai tessuti più profondi.
Per questo non esiste un unico trattamento “migliore” per stimolare il collagene.
Ogni tecnologia lavora in modo diverso
Radiofrequenza, ultrasuoni focalizzati, laser e tecnologie frazionate possono tutti stimolare processi di rimodellamento, ma non lavorano nello stesso modo né alla stessa profondità.
In alcuni casi vogliamo migliorare principalmente texture e qualità della pelle; in altri dobbiamo lavorare più in profondità per recuperare compattezza e supporto.
La scelta, quindi, non dovrebbe partire dal trattamento, ma dal tessuto che vogliamo migliorare.
E i biostimolanti?
Anche la biostimolazione può avere un ruolo importante. L’obiettivo non è necessariamente creare volume, ma aiutare a migliorare progressivamente qualità, densità e struttura dei tessuti.
In alcuni pazienti, combinare tecnologie e biostimolazione permette di lavorare su livelli differenti e ottenere un risultato più armonioso e naturale.
Naturalmente, non significa che tutti abbiano bisogno di più trattamenti. Significa semplicemente scegliere ciò che serve davvero.
Il collagene ha bisogno di tempo
Questo è un punto che spiego spesso ai miei pazienti: il collagene non si forma in pochi giorni.
È un processo biologico graduale. Dopo il trattamento, il rimodellamento dei tessuti continua nel tempo e i risultati vanno quindi valutati progressivamente.
Per me questo è il concetto di Skin Longevity: non cercare di cambiare un viso o cancellare ogni segno dell’età, ma mantenere il più a lungo possibile una pelle sana, compatta e di buona qualità.
A Rejuve Mediclinic partiamo sempre dalla stessa domanda:
Di cosa ha realmente bisogno questo viso?
Solo dopo scegliamo il trattamento.
Dr. Eleana Ferrari
Rejuve Mediclinic